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Eric Sauviat (chitarrista di Cabrel, Hallyday…) – Masterclass Woodbrass Music School

Eric è una figura imprescindibile degli studi francesi e americani. Da oltre vent’anni ha suonato dal vivo e registrato con Francis Cabrel, Niagara, Johnny Hallyday, Zachary Richard, Daran ET Les Chaises, Willy Deville, Isabelle Boulay o ancora Calvin Russel. È quindi capace di una versatilità estrema pur mantenendo uno stile molto riconoscibile, fatto di blues roots, rock energico e un gusto impeccabile al bottleneck. Durante la sua masterclass di quattro ore alla Woodbrass Music School, Eric è tornato sui suoi metodi di improvvisazione in blues acustico, per la gioia degli studenti presenti. Qui vi proponiamo alcuni dei suoi insegnamenti.

La masterclass era organizzata in diverse sezioni, a seconda degli strumenti suonati e delle tonalità affrontate. I consigli più semplici ma anche più preziosi: adattarsi ai gradi (ad esempio evitare di suonare la terza del primo grado sul IV), adattarsi alle tonalità (in particolare sfruttando le corde a vuoto) e attingere sia alla pentatonica minore sia alla maggiore per arricchire il suono delle proprie improvvisazioni. Eric inizia la masterclass con una splendida Martin 00-17 del 1935, una piccola chitarra interamente in mogano, perfetta per registrazioni delicate. Riserva invece le sue Gibson Jumbo e J-45 per le ritmiche più potenti con il plettro, mentre il timbro più pronunciato della Martin fa sì che “anche i rumori delle dita risultino belli”. Passa poi a un dobro solid body realizzato dal liutaio Mike Lewis, regalando una vera lezione di storia dello strumento. I dobro esistono con manico spagnolo (per il gioco tradizionale) o hawaiano (da suonare in grembo); possono essere in legno (più sustain, ad esempio per il bluegrass) o in metallo (più roots, per il blues), e i Tricone sono i più ricercati, con il sustain più ricco.

Conclude infine con una Godin 5th Avenue, meno vintage ma più jazz, che suona con il plettro anziché con le dita. Si cimenta quindi con tonalità tipiche del sax come Fa, Si bemolle e Mi bemolle, che non permettono molte corde a vuoto. Scopriamo così un’altra sfumatura del tocco di Eric, tra Grant Green e B.B. King. Confida che il tipo di suono che preferisce in generale è quello che sentiva negli album degli Stones e degli Who: un crunch saturo e non saturo allo stesso tempo, un vero suono espressivo a valvole. La distorsione pesante può diventare presto incontrollabile, e come lui stesso dice: “ho suonato molto saturo e poi ci ho ripensato”. Conclude con parole di saggezza maturate dopo tanti anni sul palco: bisogna passare tempo sul proprio strumento, esplorare e affidarsi all’istinto, non analizzare troppo, andare all’essenziale, ma al tempo stesso sviluppare abbastanza tecnica, perché il palco è un ambiente che non consente di essere sempre al 100% delle proprie capacità.

Volete rivedere la masterclass nei dettagli? Ottimo, Woodbrass ha filmato tutto per voi!

Ecco il teaser:

Per la versione integrale, ecco la parte 1:

La parte 2:

La parte 3:

E infine la quarta e ultima parte:

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