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Come scegliere i piatti in base al tuo stile musicale?

I punti chiave
  • Lo stile musicale determina la scelta: peso, diametro e lega cambiano tutto a seconda del genere.
  • Rock e metal richiedono piatti pesanti e brillanti; il jazz predilige sottile e scuro.
  • I tre piatti di base (hi-hat, crash, ride) si completano con i piatti d’effetto (splash, china).
  • Prima di tutto, fidati delle tue orecchie: nessuna scheda tecnica sostituisce una prova.

Questa domanda torna spesso tra i batteristi: «suono soprattutto rock, che crash mi prendo?» E ogni volta rispondiamo con un’altra domanda: cos’altro suoni, e dove? Perché è proprio qui il tranello del piatto. A differenza dei fusti, il suo carattere non si legge al primo colpo d’occhio. Il metallo perfetto per un batterista jazz può sparire del tutto dietro un muro di amplificatori saturi nel metal. Scegliere i propri piatti comincia quindi sempre dal definire il proprio stile e il contesto di gioco. Lo analizzeremo insieme, genere per genere, così che tu te ne vada con i giusti riflessi invece che con un bel pezzo inadatto alla tua musica.

I tre piatti di base, e il resto

Prima di parlare di stile, è doveroso un breve ripasso. Un set di piatti si fonda su un trio fondamentale, ciascuno con un ruolo ben preciso:

  • L’hi-hat (charleston): il tuo piatto più sollecitato. È lui che imposta il tempo e il groove, generalmente da 13 a 15 pollici.
  • Il crash: l’accento, la punteggiatura. Per marcare una transizione, aprire un ritornello, sottolineare un break. Diametri comuni da 14 a 20 pollici.
  • Il ride: più grande e più pesante (da 20 a 24 pollici), mantiene un pattern regolare con quel famoso “ping” cristallino, ideale sulle strofe.

Attorno a questo nucleo gravitano i piatti d’effetto: splash (piccoli crash ultra-rapidi), china (suono “trashy” e aggressivo), stack e altri. Aggiungono colore, ma vengono dopo. Inutile appesantirti con un china se il tuo hi-hat già ti delude.

Buono a sapersi

Il peso di un piatto è senza dubbio il criterio più determinante. Un piatto pesante restituisce un suono brillante, forte e con sustain lungo (la risonanza che si protrae); un piatto sottile risponde in fretta, suona più morbido e decade rapidamente. Prima ancora di guardare la marca, guarda il peso.

Rock e metal: potenza e proiezione

Qui è la guerra del volume. I tuoi piatti devono attraversare un muro di chitarre sature e basso senza sparire. Si punta quindi sul pesante, sul brillante, sul tagliente. Hi-hat da medium a heavy, crash brillanti da 18 a 20 pollici che esplodono netti, e un ride spesso da 20 a 22 pollici il cui “ping” resta leggibile anche ad alto volume.

Il metal spinge la logica ancora più in là: attacco aggressivo, china “trashy” per i breakdown e una durabilità a prova di tutto. Serie come le Zildjian A Custom o le Meinl Classics Custom incarnano bene questo spirito. Cerchi carattere? Punta su piatti che perdonano i colpi forti senza incrinarsi.

Jazz: finezza, scuro e complessità

Cambio totale di filosofia. Il jazz parla di sfumature, di dinamica fine e di colori tonali. Si cercano piatti sottili, scuri, ricchi di armonici. Il ride diventa il cuore del set: abbastanza sottile da produrre un wash musicale (quel tappeto sonoro che respira), pur mantenendo la definizione della bacchetta.

Un ride da 20 a 22 pollici con finitura tradizionale offre quel mix di chiarezza e calore tanto ricercato. Gli amanti dei pattern ultra-morbidi si orientano verso i flat ride (ride senza campana). Quanto alle gamme, le Zildjian K, Istanbul Agop o Bosphorus sono punti di riferimento per i loro overtone complessi. Suoni in trio in un club? Questa finezza farà tutta la differenza.

Consiglio

Molti batteristi jazz usano crash sottili (da 16 a 18 pollici) abbastanza reattivi da fungere anche da piccoli ride: si parla di “crashable ride”. Un ottimo modo per alleggerire il tuo setup senza sacrificare la versatilità.

Funk, pop e indie: equilibrio e versatilità

Tra i due estremi c’è tutto un territorio in cui la versatilità è regina. Funk e R&B richiedono hi-hat nitidi e precisi, crash reattivi e un ride articolato: la definizione conta, perché il tuo modo di suonare si basa su break sincopati e controtempi che devono schioccare.

Il pop, invece, copre uno spettro enorme. La parola d’ordine: pulizia ed equilibrio. Piatti che si fondono con la voce, le tastiere e la produzione, senza prevalere né perdersi. Hi-hat da 14 pollici di peso medium e crash medium-thin da 16 a 18 pollici che decadono in fretta fanno meraviglie. Suoni più generi nella stessa serata? È proprio il profilo di piatti da privilegiare.

Pro Tips

Pensa al contesto prima del genere. Dal vivo, piatti forti e taglienti attraversano meglio l’amplificazione. In studio si preferisce un suono più controllato e raffinato, che si incastri pulito nel mix senza saturare i microfoni. Uno stesso genere può quindi richiedere due scelte diverse.

Peso, diametro, lega: le vere leve

Oltre al genere, tre parametri tecnici plasmano il suono. Tienili a mente davanti al muro di piatti del negozio:

  • Il diametro: più è grande, più è forte, grave e lungo nel sustain. Piccolo = vivace e acuto.
  • Il peso: pesante per la brillantezza e la proiezione, sottile per la morbidezza e la reattività.
  • La lega: il bronzo B20 (ricco di stagno) offre armonici complessi, fascia alta; il B8, più economico, suona più brillante e diretto, perfetto per iniziare.

Un ultimo consiglio sul campo: individua i batteristi che ti ispirano e annota i piatti che utilizzano. È spesso la scorciatoia più affidabile verso la famiglia di suoni che fa per te. E ricorda che un batterista non ha mai “abbastanza” piatti: la tua scelta di oggi non è mai definitiva.

Il consiglio Woodbrass

Se sei alle prime armi o esiti tra più generi, un pacchetto di piatti resta il miglior rapporto qualità-prezzo: ottieni un trio coerente (hi-hat + crash + ride) pensato per funzionare insieme, anziché pezzi disomogenei. Poi affinerai pezzo per pezzo in base alle tue esigenze.

In sintesi: lascia parlare le tue orecchie

L’hai capito: non esiste un piatto universale, ma un piatto giusto per il tuo stile e il tuo contesto. Il metal richiede potenza, il jazz finezza, il pop equilibrio. Eppure nessuna scheda tecnica sostituirà mai il momento in cui posi la bacchetta sul metallo e senti, all’istante, se c’è feeling. Il nostro consiglio di sempre: vieni a provare, bacchette in mano, e fidati delle tue sensazioni. È il tuo orecchio a dover decidere!

Fonti

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