Vai al contenuto Vai alla navigazione Vai al piè di pagina

Paga in 3 o 4 rate con Alma30 giorni soddisfatti o rimborsati

AC/DC tornano a Melbourne dopo 10 anni e provocano un microsisma

Crediti fotografici: Christie goodwin

Il ritorno degli AC/DC sul palco in Australia non è stato soltanto un evento musicale: è stato un terremoto, in senso quasi letterale. Dieci anni dopo il loro ultimo concerto nella loro terra natale, la band ha infiammato Melbourne in una serata che resterà nella storia del rock. Ma ciò che ha reso questa data ancora più eccezionale è stata la ricomparsa di un brano leggendario: «Jailbreak», suonato per la prima volta in 34 anni, un regalo inestimabile per i fan.
E, per completare la leggenda, i sismologi locali hanno confermato ciò che i fan gridavano già all'uscita dallo stadio: Melbourne ha davvero tremato.

Ripercorriamo questo momento storico, l'emozione e l'impatto culturale di questo concerto che ha confermato ancora una volta che gli AC/DC non sono una band: sono una forza della natura.

Un ritorno atteso da un decennio

L'ultima volta che gli AC/DC avevano suonato in Australia, un'intera generazione di giovani rocker non aveva ancora avuto l'occasione di vederli dal vivo. Basti dire che l'annuncio della data a Melbourne ha scatenato un'ondata di entusiasmo raramente vista, arrivando fino ai media, che già parlavano del «concerto del decennio».

I biglietti sono stati venduti a una velocità record. Gli hotel attorno allo stadio erano al completo diverse settimane prima dell'esibizione. I fan sono arrivati da tutto il Paese, alcuni perfino dalla Nuova Zelanda, per assistere a questo ritorno in patria dei fratelli Young.

Anche l'apparato logistico aveva le dimensioni di un mega-evento:

  • maxischermi ad alta definizione,
  • un muro del suono progettato appositamente per gli stadi australiani,
  • e un arsenale pirotecnico degno dei più grandi show della band.

Gli AC/DC non tornavano per fare un «semplice concerto». Tornavano per segnare il territorio, ravvivare la fiamma e ricordare a tutti perché sono un riferimento assoluto dell'hard rock da oltre 50 anni.

Una setlist esplosiva, pensata come un gesto verso il pubblico australiano

La setlist, come spesso accade con gli AC/DC, mescolava efficacia, nostalgia e potenza pura.
C'erano gli immancabili:

  • «Back in Black»
  • «Thunderstruck»
  • «Highway to Hell»
  • «You Shook Me All Night Long»
  • «Hells Bells»

Ma diversi brani più rari hanno dimostrato la volontà della band di proporre una serata unica, quasi intima nonostante le dimensioni gigantesche dello show.

E poi c'è stato IL momento.

Lo shock: gli AC/DC risuonano “Jailbreak” dopo 34 anni

Quando sono risuonate le prime note di «Jailbreak», un brivido collettivo ha attraversato il pubblico. Molti non hanno capito subito cosa stesse accadendo: bisognava risalire al 1991 per ritrovare un'esecuzione live australiana del brano.

Lo stadio è esploso. I fan si abbracciavano, altri scoppiavano in lacrime, alcuni si guardavano intorno per assicurarsi di stare davvero vivendo quel momento storico.

«Jailbreak» non è soltanto un brano cult:
è un pezzo profondamente legato all'Australia, un brano che richiama le radici blues-rock della band, un brano che suona come un ritorno alle origini.

La voce, le chitarre, il riff inconfondibile… c'era tutto.
Più che un omaggio al loro passato, era un ponte gettato tra le diverse generazioni di fan, da quelle che hanno visto Bon Scott in concerto a quelle che fino ad allora avevano vissuto gli AC/DC solo su vinile o YouTube.

Uno stadio che trema… letteralmente: entra in scena la scienza

Tra gli aneddoti che resteranno a lungo legati a questo concerto, il più folle arriva… dai sismologi.

Diversi sensori collocati attorno a Melbourne hanno registrato vibrazioni anomale durante e dopo il concerto. Le équipe scientifiche hanno confermato che le scosse erano dovute:

  • ai salti sincronizzati del pubblico,
  • alla densità sonora,
  • e alle basse particolarmente potenti dell'impianto della band.

Il fenomeno non è del tutto inedito nella storia degli AC/DC: si ricorda che nel 2015 un concerto della band aveva generato anch'esso delle microscosse. Ma il livello raggiunto a Melbourne supera quanto misurato in precedenza.

I giornali australiani titolavano già il giorno dopo:
«Gli AC/DC fanno tremare Melbourne»,
una frase che, per una volta, non era solo una metafora giornalistica.

Per i fan, era la prova definitiva che la band resta un fenomeno vivente, capace di dominare il palco come agli esordi nonostante gli anni.

Una performance vocale e scenica acclamata

Molti si chiedevano: come sarebbe stata la performance vocale dopo tanti anni e i problemi uditivi che avevano allontanato Brian Johnson dal palco?
La risposta ha rassicurato tutti:
Brian Johnson era in grande forma, con la sua voce roca perfettamente adatta al repertorio.

Angus Young, dal canto suo, ha offerto una prestazione di cui solo lui conosce il segreto:

  • movimenti di bacino senza tempo,
  • assoli incendiari,
  • corse sul palco degne di un uomo con la metà dei suoi anni,
  • l'uniforme da scolaretto ancora iconica come sempre.

La band, solidamente accompagnata, ha proposto un set impeccabile, potente, senza tempi morti.

Un simbolismo che va ben oltre il concerto

Questo ritorno racchiude diverse dimensioni:

Una prova d'amore verso l'Australia

Gli AC/DC non sono mai stati una band incline al patriottismo altisonante, ma il loro legame con l'Australia è unico.
Questo concerto era quasi una lettera indirizzata al Paese.

La prova che la band può ancora sorprendere

Risunare «Jailbreak» significava dimostrare che non sono cristallizzati nella routine dei tour.

L'affermazione che il rock non è morto

In un'epoca dominata dal pop, dal rap e dagli artisti digitali, gli AC/DC ricordano che il rock dal vivo resta un'esperienza incomparabile.

Un momento di passaggio del testimone

I fan presenti quella sera rappresentavano tre generazioni.
I più giovani hanno potuto scoprire l'energia pura della band in un contesto unico, mentre i veterani hanno rivissuto l'intensità dei loro primi concerti.

Un ritorno che fa sperare… in un seguito?

Nessun comunicato ufficiale annuncia un tour mondiale, ma questo concerto lascia pensare che la band potrebbe:

  • prolungare la sua presenza in Australia,
  • annunciare alcune date in altre grandi città,
  • o addirittura preparare un'ultima serie di show.

Una cosa è certa: dopo Melbourne, la band ha dimostrato che la leggenda non è affatto pronta a fermarsi.

Conclusione: una serata scolpita nella storia

Questo concerto non è stato un semplice ritorno:
è stato un momento fondante, una celebrazione della potenza del rock, un omaggio alle radici australiane della band e un gesto forte verso i fan che aspettavano da dieci anni.

Gli AC/DC hanno regalato a Melbourne una notte emozionante, esplosiva, storica, letteralmente… sismica.

Un concerto di cui si parlerà tra dieci anni, vent'anni e forse anche oltre.


Fonti

Articolo precedente Articolo successivo