
- La direttività descrive la zona in cui un microfono capta il suono: è lei a determinare cosa si registra… e cosa si esclude.
- Le grandi famiglie sono la cardioide (focalizzata in avanti), le sue varianti più strette supercardioide e ipercardioide, l’omnidirezionale (captazione a 360°) e la bidirezionale (avanti + dietro, figura a otto).
- La scelta giusta dipende dalla sorgente, dalla stanza e dal contesto (studio, palco, podcast).
- Un microfono con direttività commutabili resta la soluzione più versatile quando si vuole coprire tutto con un solo strumento.
Si dice spesso che un microfono è come un paio di orecchie. Solo che non tutte le orecchie ascoltano nella stessa direzione: alcune captano ciò che hanno di fronte, altre tutto ciò che le circonda. Questo comportamento si chiama direttività. È un criterio spesso trascurato al momento dell’acquisto, eppure è quello che fa la differenza tra una ripresa pulita e un caos sonoro. Prima di parlare di capsule, valvole o risposta in frequenza, bisogna capire dove sta ascoltando il tuo microfono. Te lo spieghiamo tutto per farti scegliere in modo consapevole.
Che cos’è esattamente la direttività?

La direttività (o diagramma polare) descrive la sensibilità di un microfono in base all’angolo da cui arriva il suono. In parole semplici: certe zone sono privilegiate, altre attenuate o addirittura ignorate. È una questione di fisica. Quando la sorgente colpisce la capsula da un solo lato, si parla di microfono a pressione, che produce una captazione omnidirezionale. Quando colpisce entrambi i lati, si ha un microfono a gradiente di pressione, da cui una direttività bidirezionale.
La combinazione di questi due sistemi genera tutte le direttività intermedie: cardioide, supercardioide, ipercardioide. L’elemento fondamentale da ricordare: il diagramma polare si legge come una mappa vista dall’alto. Più la forma punta in una direzione, più il microfono è sensibile in quell’asse. Capisci ora perché due microfoni identici sulla carta possono dare risultati radicalmente diversi?
La cardioide: il coltellino svizzero

È di gran lunga la direttività più diffusa, e per buone ragioni. Una cardioide potenzia la sensibilità sull’asse: la zona di captazione è rivolta in avanti, disegnando il famoso diagramma a forma di cuore (da cui il nome). Le sorgenti posizionate davanti al microfono sono favorite; quelle situate dietro vengono fortemente attenuate.
A cosa serve concretamente? A isolare una sorgente in un ambiente affollato. È il tipo più utilizzato in studio, poiché le cardioide sono meno soggette al feedback (quel fischio che nasce quando il microfono re-inietta il suono delle casse). Sul palco come nel home studio, permette di riprendere una voce senza catturare l’amplificatore della chitarra vicino.
- Voce solista in studio o dal vivo
- Chitarra acustica e strumenti solisti
- Ripresa mirata della batteria (rullante, tom)
- Qualsiasi contesto in cui l’isolamento della sorgente sia prioritario
Lo Shure SM86 illustra perfettamente la filosofia cardioide applicata al canto: riproduzione fedele della voce e buona reiezione dei rumori ambientali. Per la ripresa dettagliata di strumenti acustici, il Rode NT5 (in coppia stereo) è una scelta solida con il suo preciso diagramma cardioide.
Le cardioide accentuano l’effetto di prossimità: più avvicini la sorgente al microfono, più i bassi aumentano. Un vantaggio per dare corpo a una voce radiofonica, ma una trappola se cerchi un suono naturale. Gioca con la distanza per dosare le basse frequenze a piacere.
Supercardioide e ipercardioide: il fascio più stretto


La cardioide ti sembra troppo ampia? Le sue due varianti spingono il fuoco ancora oltre. La supercardioide e l’ipercardioide restringono ulteriormente l’angolo di captazione verso il fronte: più il diagramma si chiude, più il microfono ignora ciò che lo circonda. L’ipercardioide è la più direzionale delle due, con un angolo di ripresa ancora più stretto della supercardioide.
Il compromesso? Entrambe le direttività presentano un piccolo lobo posteriore: una zona di sensibilità residua esattamente dietro al microfono. Il punto morto non si trova più a 180° ma leggermente sui lati posteriori (intorno a 125° e 235° per la supercardioide). Questo cambia tutto per il posizionamento dei monitor di palco: bisogna puntare a quel punto morto laterale, non direttamente sul retro, pena il feedback.
- Voce solista sul palco in un ambiente molto rumoroso
- Isolamento massimo di una sorgente immersa tra altre (batteria, banda)
- Ripresa a distanza media dove il rifiuto fuori asse è critico
- Qualsiasi contesto in cui il guadagno prima del feedback va spinto al massimo
Sul palco, lo Shure Beta 87A illustra alla perfezione la supercardioide: isolamento esemplare, eccellente guadagno prima del feedback e colorazione fuori asse minima. Per un rifiuto ancora più preciso, l’Audix OM5 e la sua direttività ipercardioide isolano la voce dagli altri strumenti con una resistenza al feedback formidabile.
Con una supercardioide o ipercardioide sul palco, non posizionare mai il monitor di ritorno esattamente dietro al microfono: è lì che si trova il lobo posteriore. Spostalo leggermente di lato per puntare al vero punto morto. Guadagni diversi decibel prima del feedback.
L’omnidirezionale: catturare lo spazio

Come suggerisce il nome, un microfono omnidirezionale capta il suono con la stessa sensibilità in tutte le direzioni, a 360°. Nessuna zona privilegiata, nessun punto morto. Il microfono sente tutto in modo uniforme, che si sia davanti, dietro o di lato.
Perché scegliere un microfono che non filtra nulla? Perché l’omni offre il suono più naturale che esista. Nessun effetto di prossimità, una risposta in frequenza spesso più lineare, e una captazione dell’acustica della stanza che aggiunge aria e profondità. È la scelta dei puristi per le riprese d’ambiente, gli ensemble e le registrazioni in cui la sala fa parte del suono.
- Riprese d’ambiente e di sala
- Ensemble acustici, cori, orchestre
- Registrazione stereo immersiva (due omnidirezionali distanziati)
- Ambienti acusticamente trattati dove si cerca un suono fedele e naturale
Il rovescio della medaglia? In un ambiente rumoroso o non trattato, l’omni capta assolutamente tutto: l’aria condizionata, il rumore della strada, l’eco del salotto. Riservalo alle stanze che suonano bene, o quando è proprio l’atmosfera che vuoi immortalare.
Stai registrando un podcast in due attorno a un tavolo? Invece di un solo omni che catturerà entrambe le voci più la stanza, opta per due cardioide separate. Mantieni ogni voce isolata sulla sua traccia e controlli il mix con molto più facilità.
La bidirezionale: la figura a otto

Meno nota al grande pubblico, la bidirezionale (o figura a otto) capta il suono sia davanti che dietro al microfono, rifiutando completamente i lati. Il suo diagramma polare disegna due lobi opposti, da cui il soprannome.
È la direttività ideale per due usi precisi. Innanzitutto l’intervista o il duetto faccia a faccia: un solo microfono capta entrambi gli interlocutori seduti ai lati opposti. Poi le tecniche di ripresa stereo avanzate, come il Mid-Side (una cardioide + una figura a otto) o il Blumlein (due figure a otto incrociate a 90°), che offrono un’immagine stereo ampia e regolabile in fase di missaggio.
La figura a otto si trova quasi esclusivamente sui microfoni a diaframma largo di alta gamma, spesso a valvole, come il Rode K2, la cui direttività si regola in modo continuo dall’omni al bidirezionale. Una vera cassetta degli attrezzi sonora per chi vuole esplorare tutte le possibilità.
E le direttività commutabili?

Hai ancora dubbi? Buone notizie: non sei necessariamente costretto a scegliere. Molti microfoni a condensatore offrono diverse direttività commutabili tramite un selettore. Passi dalla cardioide all’omni o alla figura a otto con un semplice gesto, a seconda della ripresa del momento.
È l’opzione più versatile, ideale per un home studio in cui si alternano voce, chitarra, ambiente e duetti. Il Prodipe STC-3D MK2 propone le tre polarità classiche (cardioide, bidirezionale, omnidirezionale) a un prezzo contenuto: cardioide per isolare la sorgente, bidirezionale per un duetto, omni per un’immagine d’insieme. Come riferimento di categoria, il Neumann U87 Ai offre le sue tre direttività emblematiche che hanno plasmato il suono di innumerevoli album. E per i più esigenti, l’AKG C314 arriva a quattro modalità (cardioide, supercardioide, omni, figura a otto).
Sui microfoni a più diaframmi, cambia sempre la direttività prima di fissare il posizionamento, mai dopo. Ogni diagramma modifica leggermente la risposta in frequenza e l’effetto di prossimità. Allontanare una cardioide di qualche centimetro dopo essere passati all’omni può cambiare completamente la ripresa.
Come scegliere in pratica
Nessun panico: la scelta si riduce a poche domande semplici. Cosa vuoi registrare, in quale stanza, con quanto margine di manovra? Ecco una guida rapida.
- Una voce o uno strumento in una stanza non trattata → cardioide, senza esitazione. L’isolamento è tutto.
- Una voce sul palco, circondata da sorgenti rumorose → supercardioide o ipercardioide per massimizzare il guadagno prima del feedback.
- Un ambiente, un ensemble, una bella sala → omnidirezionale per il naturalismo e l’aria.
- Un’intervista faccia a faccia o stereo avanzato → bidirezionale (figura a otto).
- Fai un po’ di tutto e vuoi un solo microfono → direttività commutabili, la flessibilità prima di tutto.
Tieni presente che la direttività è solo uno dei criteri: la tecnologia (dinamico o condensatore), la dimensione del diaframma e il SPL massimo (pressione sonora ammissibile) contano anch’essi. Ma partire dalla direttività significa porsi la domanda giusta fin dall’inizio: cosa voglio sentire e cosa voglio escludere?
Se sei alle prime armi e hai un budget ridotto, punta su una cardioide: è la più tollerante nelle stanze imperfette e quella che userai di più. Potrai sempre completare il tuo arsenale con un microfono multi-direttività quando le tue esigenze evolveranno.
Per concludere
Scegliere una direttività non è una scienza oscura riservata agli ingegneri del suono. È una questione di buon senso: decidi dove deve ascoltare il tuo microfono e cosa deve ignorare. Cardioide per mettere a fuoco, le varianti super- e ipercardioide per stringere ancora il fascio sul palco, omni per abbracciare lo spazio, figura a otto per le configurazioni a due, e commutabile quando vuoi fare tutto. Una volta assimilata questa logica, non guarderai mai più una scheda tecnica nello stesso modo. E il giorno in cui metterai il diagramma giusto sulla sorgente giusta, sentirai la differenza: una ripresa pulita, controllata, che suona semplicemente bene.

