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Steve Vai e la Ibanez JEM: la storia di una chitarra signature di culto

Credit foto: Daniel Rohr
Cosa ricordare
  • Steve Vai è uno dei chitarristi più tecnici e creativi della sua generazione, cresciuto alla scuola di Frank Zappa.
  • La chitarra Ibanez Steve Vai nasce nel 1987 con la JEM, concepita in dialogo diretto con il musicista.
  • La JEM introduce standard diventati imprescindibili: Monkey Grip, Lion’s Claw, pickup DiMarzio Evolution.
  • La gamma si è arricchita con l’Universe a 7 corde e la serie PIA, mantenendo intatto il DNA del modello originale.

Il giorno in cui incroci per la prima volta una chitarra Ibanez Steve Vai, capisci subito che non hai a che fare con un modello signature qualunque, ma con una chitarra elettrica curata nei minimi dettagli insieme al musicista stesso

Ripercorriamo la storia di una collaborazione tra un chitarrista fuori dagli schemi e un produttore giapponese che ha accettato di rimettere tutto in discussione per lui. Tra aneddoti di studio, innovazioni tecniche ed evoluzione della gamma fino ad oggi, ecco tutto quello che serve per capire perché il nome «JEM» fa ancora vibrare i chitarristi a oltre trentacinque anni di distanza.

Steve Vai, il chitarrista virtuoso che ha ridefinito i limiti dello strumento

Prima di parlare di attrezzatura, bisogna parlare dell’uomo. Steven Siro Vai cresce a Long Island, divora gli spartiti di Jimi Hendrix e dei Led Zeppelin, e si mette in testa di imparare a trascrivere a orecchio assoli che la maggior parte dei chitarristi giudica ineseguibili. Arriva a trascrivere interi brani di Frank Zappa, al punto che quest’ultimo finisce per assumerlo come «copista trascrittore» prima di portarlo nella sua band.

Questo periodo con Zappa gli costruisce la reputazione di chitarrista capace di suonare letteralmente qualsiasi cosa, comprese linee scritte apposta per disorientare. Passa poi agli Alcatrazz, sostituisce Yngwie Malmsteen (niente male), per poi unirsi a David Lee Roth per l’album Eat ‘Em and Smile del 1986. È lì che tutto cambia: Vai diventa una vera testa d’affiche, noto per il suo tapping vertiginoso, le sue armoniche artificiali striscianti e l’uso del whammy bar (il vibrato) come uno strumento a sé stante, capace di far urlare o cantare una nota.

Passato per i Whitesnake, poi con una carriera solista iniziata con Flex-Able e consolidata da Passion and Warfare (1990), Vai si impone come un artista inclassificabile: al tempo stesso shredder virtuoso e compositore capace di scrittura orchestrale. È proprio questo profilo unico, tecnica estrema, esigenze sonore molto precise, a spingere Ibanez a ripensare completamente il proprio approccio alla chitarra elettrica.

1987: la nascita della chitarra Ibanez Steve Vai, la serie JEM

A metà degli anni ’80, Ibanez cerca una testa d’affiche per competere con Fender e Charvel/Jackson nel segmento shred. Vai, già noto per le sue esigenze (modificava personalmente le sue chitarre con stuzzicadenti e colla per regolare l’action, è tutto vero), diventa l’interlocutore ideale. Il progetto parte nel 1987: invece di proporgli un modello esistente riverniciato con i colori della sua signature, Ibanez lo lascia letteralmente disegnare la chitarra dei suoi sogni.

Il risultato si chiama JEM. Una chitarra Ibanez Steve Vai pensata dal manico fino all’ultima vite, con un obiettivo semplice sulla carta ma spietato nella pratica: offrire la suonabilità più rapida ed espressiva possibile, senza mai sacrificare la stabilità di accordatura sul palco. Il corpo a doppio cutaway aggressivo permette un accesso totale agli ultimi tasti, un’ossessione per un chitarrista che sale regolarmente oltre il 24° tasto. Alla sua uscita ufficiale al NAMM Show del giugno 1987, il modello viene proposto in tre tinte fluo che stonano completamente rispetto al panorama dell’epoca: Desert Sun Yellow, Shocking Pink, e un’edizione limitata Loch Ness Green.

Da sapere

Vai ha messo lui stesso le mani sul prototipo: con un martello e un cacciavite ha modificato il vibrato Floyd Rose fornito da Ibanez per ottenere un galleggiamento totale, che gli ha permesso le celebri impennate verso l’acuto diventate la sua firma sonora.

Innovazioni diventate iconiche sulla JEM

Ciò che rende la JEM leggendaria non è solo il suo look appariscente (anche se il celebre motivo floreale rosa e blu del JEM77P ha segnato tutta un’epoca). Sono una serie di dettagli tecnici che Vai ha preteso e che la maggior parte degli altri marchi ha poi finito per copiare:

  • Il Monkey Grip: quella maniglia intagliata nel corpo, pensata per manovrare la chitarra durante le esibizioni sceniche più acrobatiche.
  • Il Lion’s Claw: una cavità del tremolo scavata a forma di artiglio, che permette di tirare il vibrato verso l’alto senza che il corpo faccia da ostacolo.
  • Pickup pensati per la precisione: la primissima JEM monta dei DiMarzio PAF Pro abbinati a un single-coil su misura, prima dell’arrivo nel 1993 dei pickup DiMarzio Evolution sulla JEM7V, progettati appositamente con Vai per un suono chiaro e definito anche con distorsione estrema.
  • Il manico «Wizard», sottile e veloce, che diventerà un punto di riferimento per un’intera generazione di chitarre metal.

Questo approccio ha un pregio che si riscopre ogni volta che se ne prende in mano una in negozio: niente è decorativo. Ogni curva, ogni cavità risponde a un’esigenza concreta di suonabilità. È ciò che distingue una vera signature da un semplice modello riverniciato con i colori di un artista.

Per chi è alle prime armi e vuole assaggiare questo universo senza lanciarsi su un modello premium, Ibanez propone oggi versioni accessibili come la JEM Jr WH White o la sua declinazione più scura, la JEM Jr BK Black. Un modo fedele per ritrovare la silhouette e le sensazioni del modello originale a un prezzo decisamente più contenuto.

Dall’Universe a 7 corde alla serie PIA: l’evoluzione della gamma Ibanez Steve Vai

La JEM non è mai stata un punto d’arrivo definitivo. Già dal 1990, Vai spinge Ibanez ancora più in là chiedendo una settima corda grave, un’idea controcorrente per l’epoca. Nasce così l’Ibanez Universe, considerata la prima chitarra a 7 corde prodotta in serie al mondo. Aprirà la strada a tutta la scena djent e metal progressivo dei decenni successivi, ben prima che il concetto diventasse uno standard anche per altri marchi.

Oggi, questa eredità a 7 corde si ritrova in modelli come la UV70P BK Black Premium, un omaggio diretto all’Universe originale per chi vuole scendere nel grave senza rinunciare al comfort di suonabilità targato Vai.

Poi, nel 2020, nuova tappa con una gamma inedita battezzata PIA, presentata al NAMM Show. Il nome nasconde un doppio significato rivendicato dallo stesso Vai: ufficialmente l’acronimo di «Paradise In Art», ma anche un omaggio a Pia, il nome della moglie. La serie riprende i fondamentali della JEM (Lion’s Claw, manico sottile, pickup Vai signature DiMarzio) modernizzando alcuni dettagli: forma del corpo leggermente ridisegnata, intarsi rivisti e un’attenzione ancora più curata alla finitura. Nel 2023, per i 35 anni di collaborazione tra Vai e Ibanez, il marchio ha persino svelato un modello anniversario sfavillante, il PIA77BON «Brilliance of Now».

Pro Tips

Il colore Stallion White (bianco perlato) del modello PIA3761-SLW non è casuale: è la tinta che Vai stesso ha scelto per le sue chitarre personali da anni, un vero marchio distintivo della sua firma visiva al pari del motivo floreale della JEM77P.

Quale chitarra Ibanez Steve Vai scegliere oggi?

Buona notizia: la gamma attuale copre praticamente tutti i budget e tutti i profili di chitarrista. Ecco come orientarsi, in concreto.

Per iniziare o fare shred senza svenarsi

La gamma JEM Jr riprende la silhouette e i codici visivi del modello storico (corpo alleggerito, Monkey Grip, manico veloce) a un prezzo molto accessibile. La si trova in bianco con la JEM Jr WH White, ma anche in tinte più decise come la JEM Jr SP Pink.

Per puntare sull’autenticità storica

Se l’obiettivo è possedere lo spirito della JEM originale in ogni minimo dettaglio, la direzione giusta sono i modelli Premium. La JEM7VP White Premium riprende fedelmente le specifiche del modello che ha fatto la reputazione di Vai alla fine degli anni ’80. E per gli amanti del motivo floreale cult, impossibile ignorare la JEM77P BFP Blue Floral Pattern, probabilmente la versione più riconoscibile di tutte.

Per la visione attuale di Vai: la serie PIA

Chi vuole lo sguardo di Vai nel 2024-2025, con tutte le finiture modernizzate, si orienterà verso la serie PIA. La colorazione PIA3761C Blue Powder porta un tocco pastello inedito, mentre la PIA3761-XB Onyx Black resta più sobria e versatile, sia sul palco che in studio.

Il consiglio Woodbrass

Non scegliere la tua chitarra Ibanez Steve Vai solo in base al colore. Chiediti prima cosa stai davvero cercando: la nervosità pronta di un manico Wizard sottile per lo shred, o il grana grave di una 7 corde per il metal progressivo. Il look viene dopo, ma il suono e la suonabilità devono restare la priorità.

Una firma che attraversa le generazioni

Ciò che colpisce, con il senno di poi, è la coerenza di tutta questa storia. Dalla JEM del 1987 all’attuale serie PIA, passando per l’Universe a 7 corde, Steve Vai non ha mai cercato di apporre il proprio nome su un prodotto già esistente. Ha ogni volta spinto Ibanez a ripensare cosa una chitarra potesse fare, e buona parte di queste idee, manico sottile, cavità del tremolo liberata, pickup tagliati per la velocità, ha finito per irrorare l’intera industria del metal moderno.

Che tu sia un principiante curioso o un chitarrista esperto in cerca di uno strumento con una vera storia da raccontare, c’è sicuramente una chitarra Ibanez Steve Vai che corrisponde al tuo livello e al tuo budget. Non resta che metterci sopra le dita.

Fonti

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