
📌 Da ricordare
- Il Keystep MK2 è una vera riprogettazione della celebre tastiera/sequencer Arturia.
- Un display LED finalmente presente che cambia tutto nel workflow, con controllo diretto senza software esterni.
- Un sequencer molto più potente, con più pattern, più sfumature e più sorprese.
Amico mio, dobbiamo parlarne due minuti. Sono quasi dieci anni che Arturia ha lanciato il primo Keystep, e diciamolo senza girarci intorno: questa tastiera MIDI è una leggenda. La vedi ovunque. Nei video YouTube, nei live, negli home studio, piazzata tra due synth o collegata a un modulare che costa un rene. Il Keystep è il coltellino svizzero del musicista hardware.
E questo successo non arriva dal nulla. Il Keystep si è imposto perché ha risposto a un’esigenza reale: controllare facilmente l’hardware senza trasformare il setup in una fabbrica di gas. Non devi pensarci ore: colleghi, suoni, sequenzi. Punto.
- Formato compatto, facile da integrare anche su una scrivania piccola
- Un approccio da strumento, non da semplice controller passivo
- Un ponte naturale tra DAW, synth e modulare
32 tasti, aftertouch, arpeggiatore, sequencer, MIDI, CV… All’epoca Arturia ha messo tutti d’accordo. E quando un prodotto diventa iconico, fare una V2 è sempre pericoloso: o non cambi nulla e sembra una presa in giro, oppure cambi troppo e fai infuriare i puristi.
E onestamente, prima di metterci le mani sopra, avevo un po’ di paura. Pensavo: “Ok, ci rifilano un Keystep 1.5, un nuovo colore, due ritocchi e via”. Spoiler: niente affatto. Il Keystep MK2 è un vero MK2. E di questi tempi è cosa rara.

Il workflow: dove Arturia ha fatto centro
Partiamo subito dal punto chiave: il workflow. Perché le funzioni contano poco se poi sono un incubo da usare. E proprio qui il Keystep MK2 corregge il più grande difetto del MK1: l’assenza di uno schermo.
Sul modello precedente facevi molte cose alla cieca. Combinazioni di tasti, dita incrociate e una nota suonata per vedere se aveva funzionato. Qui Arturia ha aggiunto un piccolo display LED. Non è enorme, ma mostra esattamente ciò che serve, quando serve.
E questo schermo cambia tutto. Capisci subito cosa stai facendo. Navighi nei menu senza pensarci. E soprattutto puoi fare a meno del MIDI Control Center. Ottimo software, per carità, ma spezza il flow. Qui fai tutto direttamente dalla tastiera. Ed è una benedizione.
- Meno combinazioni da memorizzare
- Migliore leggibilità delle azioni in corso
- Rapporto diretto tra ciò che vedi e ciò che senti
Altro grande cambiamento: addio ai quattro piccoli encoder. Al loro posto c’è un unico grande encoder centrale cliccabile. Navigazione, regolazioni, conferme: passa tutto da lì. Con lo schermo, funziona alla grande. Aggiungi una serigrafia blu chiarissima per tutte le funzioni Shift e hai una tastiera che impari a usare in cinque minuti.
Verdetto? Ergonomia 10/10. Senza discussioni.
Il CV: il parco giochi degli amanti dell’analogico
Il Keystep è sempre stato forte sul CV, ma con il MK2 Arturia ha decisamente alzato il livello. E attenzione: non parliamo di MIDI travestito. Il CV è tensione elettrica. Vera. Grezza. Viva.
- Uscita CV Pitch
- Uscita CV Gate
- Due uscite CV Modulation
- Clock In / Clock Out
Le due uscite di modulazione non sono un dettaglio. Significa poter far evolvere più parametri contemporaneamente su un synth analogico o modulare. E più lo esplori, più capisci che il Keystep MK2 non serve solo a suonare note, ma a far respirare il suono.
Il CV (Control Voltage) non trasmette messaggi digitali come il MIDI, ma una tensione elettrica continua. Risultato: un’interazione diretta, organica, perfetta per l’analogico e il modulare.
Il sequencer: il cervello del Keystep MK2
Arriviamo al pezzo forte: il sequencer. E qui, amico mio, Arturia ha fatto le cose in grande.
Già solo come capacità: 4 banchi da 16 pattern, quindi 64 pattern totali. Ogni pattern può arrivare fino a 64 step. Ma il vero colpo di genio è che puoi concatenarli in qualsiasi ordine. E questo cambia completamente il modo di comporre con una sola macchina.
- Strutture lunghe senza DAW
- Variazioni progressive senza interrompere la riproduzione
- Perfetto per live e improvvisazione
Poi ci sono le funzioni che rendono tutto vivo: Gate, Spice e Mutate. Ed è qui che il Keystep MK2 diventa un vero strumento creativo, non solo un sequencer in loop.
Gate e Spice: groove in tempo reale
Il Gate controlla la durata delle note. Corto = percussivo. Lungo = legato. Nulla di nuovo… tranne il fatto che qui lo moduli in tempo reale con la manopola, e il groove cambia immediatamente.
Lo Spice aggiunge quella dose di imprevedibilità: micro-variazioni di timing, velocity, durata. Non è mai totalmente casuale, ma neanche rigido. Ed è proprio questo che fa la differenza tra una sequenza fredda e una che vive.
Mutate: il caos sotto controllo
Il pulsante Mutate è quasi il cuore del Keystep MK2. Premi, e la sequenza inizia a evolvere. Più resti premuto, più si trasforma. E siccome tutto è progressivo, hai sempre la sensazione di avere il controllo.
Attiva la modalità Scale e Mutate resta nella tonalità scelta. Risultato: un caos musicale. Ed è tremendamente soddisfacente.
Combina Mutate + Scale + Spice su pattern concatenati per generare variazioni lunghe senza mai perdere coerenza musicale.
Arpeggiatore e registrazione: la ciliegina sulla torta
L’arpeggiatore segue la stessa logica del sequencer. Suoni un accordo e il Keystep lo trasforma in movimento. Il vero colpo di genio è poter trasformare quell’arpeggio in una sequenza al volo, senza interrompere l’idea.
Per la registrazione hai tutto: step by step, in tempo reale, quantizzato o no. Sì, puoi disattivare la quantizzazione. E per chi ama un groove un po’ storto, un po’ umano, è oro puro.
Le piccole cose che fanno storcere il naso
Ok, smettiamo un attimo di lucidare le scarpe.
Il cavo USB-C verso USB-A
Arturia, vi voglio bene, ma perché mettere un cavo USB-C / USB-A nel 2026? Ne ho già una scatola piena. Questo probabilmente resterà nella confezione.
Il telaio in plastica
Sì, è plastica. Sì, il MK1 era in metallo. Ma il MK2 costa uguale. A un certo punto bisogna essere realistici: o vuoi un prezzo contenuto o vuoi il metallo. Non puoi avere tutto.
Per live e trasporti frequenti, una custodia rigida è più che sufficiente per proteggere il Keystep MK2.
Verdetto finale
Parliamo chiaro: il Keystep MK2 è un successo totale. Arturia è riuscita in qualcosa di difficilissimo: dare una vera erede a un prodotto iconico.
Se non hai synth hardware, passa oltre. Ma se hai uno, due o dieci synth a casa — analogici, digitali o modulari — il Keystep MK2 diventa quasi indispensabile.
Il synth è il miglior amico dell’uomo. E il Keystep MK2 è il miglior amico del synth.
Amico mio, se questa macchina ti fa l’occhiolino, sai cosa devi fare. Io ti mando un bacio e ti dico ciao.

