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Gorillaz «The Mountain»: il nono album che riporta in vita le leggende

Cosa ricordare
  • The Mountain è il nono album in studio dei Gorillaz, pubblicato il 27 febbraio 2026 sulla loro etichetta Kong.
  • L’album esplora i temi della morte e della rinascita, con una forte influenza musicale indiana.
  • Riunisce collaborazioni postume inedite: Dennis Hopper, Bobby Womack, Tony Allen, Proof e Mark E. Smith.
  • Un tour europeo (The Mountain Tour) accompagna l’uscita, da marzo a giugno 2026.

Seguiamo da vicino le uscite su Woodbrass e, quando Damon Albarn decide di far cantare artisti scomparsi accanto a suonatori di sitar indiani, non può che catturare la nostra attenzione. Gorillaz torna questo 27 febbraio 2026 con The Mountain, un nono album tanto ambizioso quanto inatteso. 15 brani in cinque lingue, registrati tra India, Londra e Los Angeles, pubblicati sulla loro etichetta Kong. Analisi.

Un album nato in India, tra lutto e meraviglia

La storia di The Mountain inizia alla fine del 2022, quando Jamie Hewlett — co-creatore dei Gorillaz — si reca in India con la sua famiglia. Un soggiorno prolungato a Jaipur per ragioni personali, che diventerà una fonte d’ispirazione fondamentale. Tornato a Londra, Hewlett convince Albarn a tornare in India per registrare lì.

Le sessioni sono state registrate a Mumbai, New Delhi, in Rajasthan e a Varanasi, ma anche a Damasco, Los Angeles e New York. La title track è stata composta dopo una visita al forte di Amber, dove Albarn ha registrato un violinista mentre suonava un’aria folkloristica locale — la base stessa del brano d’apertura.

Buono a sapersi

Il titolo dell’album è stilizzato in devanagari (पर्वत, parvat) sulla copertina e significa «montagna» in hindi. L’album contiene testi in cinque lingue: inglese, hindi, arabo, spagnolo e yoruba.

Quando i Gorillaz fanno tornare i fantasmi

La grande particolarità di The Mountain è l’uso di take vocali inedite di artisti scomparsi. Albarn ha attinto agli archivi delle sessioni dei Gorillaz per dare una seconda vita a voci ormai perdute:

  • Dennis Hopper — sulla title track, a partire da registrazioni di Demon Days (2005)
  • Bobby Womack e David Jolicoeur (De La Soul) — su The Moon Cave
  • Tony Allen — su The Hardest Thing
  • Proof (D12) — su The Manifesto
  • Mark E. Smith (The Fall) — su Delirium

Per Albarn, parlare della morte richiedeva che voci scomparse partecipassero al messaggio. Il gruppo aveva preso in considerazione anche Lou Reed, ma i suoi eredi hanno rifiutato.

Consigli pro

L’idea di resuscitare le voci di artisti scomparsi era inscritta nel DNA del gruppo fin dall’inizio. Il manifesto originario dei Gorillaz specificava già che Russel Hobbs sarebbe stato in grado di evocare gli spiriti di musicisti deceduti. The Mountain rende letteralmente concreta questa mitologia.

Un cast di collaboratori viventi altrettanto impressionante

Sul fronte degli artisti viventi, la lista fa girare la testa: Anoushka Shankar al sitar su diversi brani, Johnny Marr (ex-Smiths) su tre pezzi, IDLES sul travolgente The God of Lying, Yasiin Bey e Omar Souleyman su Damascus, il produttore argentino Bizarrap, la leggenda di Bollywood Asha Bhosle, Paul Simonon (The Clash), Black Thought (The Roots) e anche gli Sparks. Un affresco musicale globale.

La morte come filo conduttore, la vita come destinazione

Albarn e Hewlett hanno entrambi attraversato lutti personali prima del loro soggiorno in India. Il risultato: un album concettuale sulla morte e l’aldilà, che tuttavia trabocca paradossalmente di brani luminosi che mescolano synthpop, sitar e valzer onirici. Hewlett ha descritto il disco come la «playlist ideale per una festa a metà strada tra questo mondo e ciò che viene dopo».

L’album è stato concepito per essere ascoltato dall’inizio alla fine, come un viaggio continuo — un approccio volutamente controcorrente rispetto alla cultura dello scroll.

Consiglio

Per goderti appieno l’album, ascoltalo con delle buone cuffie e nell’ordine delle tracce. La produzione di James Ford (Arctic Monkeys, Depeche Mode) è ricca di dettagli sonori che si rivelano ascolto dopo ascolto.

Accoglienza della critica e tour

Le prime recensioni sono unanimemente entusiastiche, con un punteggio di 81/100 su Album of the Year e voti fino a 100 (Evening Standard). Clash parla di un significativo passo avanti, mentre Uncut sottolinea il paradosso di un album sulla morte che celebra la vita con splendore.

Dal vivo, il Mountain Tour partirà nel marzo 2026 nel Regno Unito, con date europee fino a giugno. Il gruppo sarà inoltre ospite musicale del Saturday Night Live il 7 marzo — una prima volta per i Gorillaz.

Una vetta per i Gorillaz

Venticinque anni dopo il loro primo album, 2D, Murdoc, Noodle e Russel non sono mai sembrati così vivi. The Mountain mette in dialogo vivi e morti attraverso un caleidoscopio di generi e culture. I Gorillaz dimostrano che è ancora possibile sorprendere e spingere oltre i confini del pop nel 2026. Un album da ascoltare, riascoltare e lasciare sedimentare.

Fonti

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