
- Il jazz è nato a New Orleans a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dalla fusione tra tradizioni africane, blues e ragtime.
- Buddy Bolden, Louis Armstrong, Charlie Parker e Miles Davis sono tra gli architetti di questa musica.
- Il 30 aprile 2026 segna il 15° anniversario della Giornata internazionale del jazz, celebrata a Chicago sotto la direzione di Herbie Hancock.
- Dal Dixieland al jazz fusion, ogni decennio ha reinventato il genere senza mai tradirne il DNA: l’improvvisazione.
Da Woodbrass, tutti abbiamo una storia con il jazz. Per alcuni è un disco di Coltrane scoperto da adolescenti nella collezione di un genitore. Per altri, una jam improvvisata in una sera d’estate. Oggi, 30 aprile, il mondo celebra la Giornata internazionale del jazz, lanciata dall’UNESCO nel 2011 e che spegne la sua quindicesima candelina. L’occasione per ripercorrere la storia di una musica che ha attraversato i continenti e ispirato tutte le generazioni di musicisti.
Le radici: tutto comincia a New Orleans
Per capire da dove viene il jazz, bisogna andare a New Orleans alla fine del XIX secolo. Crocevia di culture africane, creole, francesi e caraibiche, la città della Louisiana ribolle di musica. A Congo Square, situata nell’attuale Louis Armstrong Park, gli schiavi si riunivano ogni domenica per danzare e far risuonare i loro tamburi. Queste poliritmie provenienti dall’Africa occidentale e dai Caraibi alimenteranno profondamente la musica che emergerà qualche decennio più tardi.
A questa eredità ritmica si aggiungono le work songs cantate nei campi di cotone, i negro spirituals delle chiese battiste, il blues e le sue celebri «blue notes», nonché il ragtime, questa musica sincopata nata sui pianoforti dei saloon. Aggiungi le bande di strada che animavano matrimoni e parate, e ottieni il terreno perfetto: un dialogo tra Africa ed Europa, tra strada e salotto, tra scritto e improvvisato.
Il pianista creolo Jelly Roll Morton sosteneva di essere «l’inventore del jazz» nel 1902. Un’affermazione contestata, ma che la dice lunga sull’orgoglio dei pionieri di New Orleans. Quanto al primissimo disco jazz registrato ufficialmente, risale al 1917: «Livery Stable Blues» dell’Original Dixieland Jass Band, un gruppo di musicisti bianchi.
Buddy Bolden, il pioniere fantasma
Impossibile parlare delle origini del jazz senza citare Charles «Buddy» Bolden. Questo cornettista afroamericano, attivo tra il 1895 e il 1906, è considerato il primo vero musicista jazz documentato. La leggenda racconta che lo si poteva sentire suonare da diverse strade di distanza. La sua innovazione principale: il Big Four, uno spostamento ritmico che spezza la marcia militare accentando il quarto movimento. È la transizione tra il passo cadenzato di una banda e l’ondeggiamento di una danza. Rivoluzionario.
Tragedia storica: non ci è giunta alcuna registrazione di Bolden. Il musicista precipita nella malattia mentale nel 1907 e trascorre il resto della sua vita in un ospedale psichiatrico. Ma la sua influenza permea tutta la generazione successiva, da King Oliver a Sidney Bechet, passando per un certo Louis Armstrong.
L’esplosione: Armstrong e l’età d’oro dello swing
Nel 1917, la chiusura del quartiere a luci rosse di Storyville spinge i musicisti a emigrare verso il Nord. Chicago diventa il loro nuovo terreno di gioco, seguita da New York. È lì che Louis Armstrong trasforma il jazz: con i suoi Hot Five e Hot Seven, porta il solista virtuoso in primo piano e inventa una grammatica dell’assolo che segnerà tutto il XX secolo.
Gli anni 30 e 40 vedono trionfare lo swing, le sue big band e le piste da ballo affollate. Duke Ellington, Count Basie, Benny Goodman, Ella Fitzgerald, Billie Holiday diventano star mondiali. Il jazz è ormai la musica popolare dominante in America.
Sei alle prime armi con l’improvvisazione jazz? Inizia a lavorare sul blues in 12 battute, struttura fondante del genere, prima di affrontare gli standard con la progressione II-V-I. Lavora sulle tue scale pentatoniche minori e familiarizza con le blue notes (terza e settima minori su un blues maggiore). Un passaggio obbligato per sviluppare quel feeling così particolare che fa tutta la differenza sul palco.
Bebop, cool jazz, modal: la rivoluzione permanente
All’indomani della Seconda guerra mondiale, un gruppo di giovani musicisti trova lo swing troppo tranquillo. Al club Minton’s Playhouse di Harlem, Charlie Parker al sassofono contralto, Dizzy Gillespie alla tromba e Thelonious Monk al pianoforte inventano il bebop: tempi vertiginosi, armonie contorte, improvvisazioni virtuosistiche. Il jazz abbandona le piste da ballo per diventare una musica di ascolto concentrato, quasi colta.
Poi arriva Miles Davis, l’architetto dai mille volti. Nel 1949 pone le basi del cool jazz con Birth of the Cool: sonorità morbide, arrangiamenti cesellati, l’esatto opposto del fuoco del bebop. Dieci anni dopo, Kind of Blue (1959) inaugura il jazz modale e diventa uno degli album più venduti della storia. Più tardi, Bitches Brew (1970) apre le porte del jazz fusion integrando rock, funk e strumenti elettrici. Tre rivoluzioni per un solo uomo.
Nel frattempo, altri esplorano territori ancora più lontani:
- John Coltrane e il suo sax mistico con A Love Supreme
- Ornette Coleman e il free jazz, che polverizza le strutture armoniche
- Bill Evans e la sua reinvenzione impressionista del pianoforte jazz
- Herbie Hancock, Wayne Shorter e Chick Corea, eredi diretti della scuola Davis
Il jazz oggi: vivo, globale, in movimento
Lungi dall’essere cristallizzato nella nostalgia, il jazz contemporaneo dialoga con l’hip-hop, l’elettronica, le musiche africane e latine. Kamasi Washington, Robert Glasper, Esperanza Spalding o Nubya Garcia incarnano questa nuova vitalità. La scena francese non è da meno con Ibrahim Maalouf, Thomas de Pourquery o Anne Paceo.
La Giornata internazionale del jazz, istituita dall’UNESCO nel novembre 2011 su impulso di Herbie Hancock, celebra questo potere aggregante. Quest’anno, il concerto mondiale si tiene a Chicago il 30 aprile 2026, con un cartellone che riunisce Gregory Porter, Marcus Miller, Jacob Collier o Dee Dee Bridgewater. Sono coinvolti oltre 190 paesi.
Una musica libera per natura
Da Congo Square ai club di Chicago, dalle big band di Harlem ai laboratori elettrici di Miles Davis, il jazz ha attraversato tutto: segregazione, proibizionismo, due guerre mondiali, l’arrivo del rock, l’era digitale. La sua forza? Aver posto l’improvvisazione e il dialogo collettivo al centro del proprio approccio. Oggi più che mai, il jazz ci ricorda che la musica è uno spazio di libertà. Buona Giornata internazionale del jazz a tutte e tutti, e lunga vita allo swing.
Fonti
- UNESCO – Giornata internazionale del jazz
- International Jazz Day – Informazioni sulla Giornata internazionale del jazz
- NewOrleans.com – La culla del jazz: New Orleans
- 64 Parishes – Buddy Bolden, pioniere del jazz
- Wikipedia – Miles Davis, biografia completa

